Eventi e ambiente, è ora di cambiare musica con Andrea Zuanetti

Il cambiamento climatico rischia di farvi saltare il prossimo Burning Man? Ci auguriamo di no, ma è arrivato il momento di ripensare gli eventi in ottica green. Ne parliamo con chi sta aiutando le aziende a ridurre le loro emissioni: Andrea Zuanetti, CEO & Co-Founder di Up2You.

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Stefano Brigli Bongi: Cosa accadrà se continuiamo a ignorare l'impatto ambientale degli eventi? Riuscirà il cambiamento climatico a mettere fine al Burning Man, uno dei festival più importanti al mondo? Benvenuti a EvenTalks, il podcast sugli eventi. Oggi, come potete immaginare, parleremo di sostenibilità. Lo faremo raccontando alcune storie e conversando con una persona che ha creato una realtà super innovativa e molto giovane, con l'obiettivo di ridurre l'impatto ambientale delle aziende, principalmente nel mondo B2B. Oggi sono qui con Andrea Zuanetti, co-fondatore e CEO di Up2You. Ciao Andrea, benvenuto.

Andrea Zuanetti: Ciao, grazie, grazie dell'invito.

Stefano Brigli Bongi: Di niente, grazie a te per essere qui. Prima di tutto, vorrei che ci raccontassi un po' di più su Up2Yoi, ciò che state facendo per le aziende, così anche i nostri ascoltatori possono farsi un'idea.

Andrea Zuanetti: Volentieri, grazie. Con Up2You abbiamo iniziato nel gennaio 2020, con l'idea di aiutare le aziende a affrontare la sostenibilità ambientale, che nel 2019 è diventata una necessità urgente. Le aziende erano spaventate. Da un lato, sapevano che dovevano agire, dall'altro si chiedevano cosa potessero fare. Abbiamo fatto una scelta strategica molto interessante: abbiamo deciso di specializzarci in un settore. Nel gennaio 2020 abbiamo scelto il turismo, ma non è andata molto bene, dato che il mercato si è sgretolato poche settimane dopo.

Stefano Brigli Bongi: Con un ottimo tempismo.

Andrea Zuanetti: Non un ottimo tempismo, esatto. Da lì, abbiamo deciso di differenziarci, mantenendo la nostra verticalità nei servizi legati al cambiamento climatico. All'interno del grande tema della sostenibilità, la questione ambientale è fondamentale e, all'interno di essa, il cambiamento climatico è il nostro focus. Aiutiamo le aziende a gestire questo tema, ad esempio calcolando le emissioni di CO2 per comprendere come contribuiscono al cambiamento climatico, avviando un percorso di riduzione, finanziando progetti che catturano CO2 per bilanciare le emissioni prodotte, e infine comunicando queste azioni. Le aziende con cui lavoriamo sono realtà B2B che competono sul mercato e, se scelgono di intraprendere questo percorso, devono trarre un vantaggio dal comunicarlo. Devono farlo correttamente per evitare di cadere nel greenwashing.

Stefano Brigli Bongi: Le aziende, molto spesso, tendono a concentrarsi direttamente sulla comunicazione. Ma prima di comunicare, ci sono certi passaggi che devono essere fatti.

Andrea Zuanetti: Esatto, tutti gli step sono importanti, non si può saltare nessuno.

Stefano Brigli Bongi: Sono completamente d'accordo con te. Forse non l'ho mai menzionato in questo podcast, ma il mio background è nel campo dei servizi legati ai cambiamenti climatici. Quindi, in un certo senso, parliamo la stessa lingua. Capisco esattamente quello che stai dicendo. Ho visto come alcune aziende più grandi hanno iniziato a occuparsi di questi temi prima del boom intorno al 2017-18. È un argomento che mi sta molto a cuore. Quindi, sono particolarmente felice di averti qui. E un'altra cosa che volevo chiedere: quando inizi un percorso con le aziende, quali risultati riesci a ottenere? Quanto può durare un tale percorso?

Andrea Zuanetti: I nostri percorsi tipicamente durano un anno, ma possono essere ripetuti e continuare, in un certo senso, all'infinito. Il calcolo delle tue emissioni di CO2 deve essere fatto periodicamente. Con la nostra piattaforma, alla fine arrivi a gestire questo processo in autonomia, a parte il costo della licenza. Ma il percorso continua, soprattutto quando ci concentreremo su un singolo evento sostenibile e sulla sua durata.

Stefano Brigli Bongi: Quali risultati avete osservato?

Andrea Zuanetti: I nostri clienti ci confermano che quello che proponiamo, ovvero considerare questo percorso come un investimento e non un costo, è una realtà concreta. I principali benefici che le aziende riscontrano includono un miglior posizionamento del brand e una maggiore attrattività, specialmente nel B2B. Pensavamo inizialmente che i brand diretti al consumatore sarebbero stati più interessati ai nostri servizi. Ma in realtà, c'è un forte interesse nel settore B2B, in particolare tra i fornitori di grandi aziende. Abbiamo molti clienti che sono la tipica piccola-media impresa italiana che, benché sconosciuta al grande pubblico, considera importante intraprendere un percorso verso la neutralità climatica.

Stefano Brigli Bongi: E il cliente?

Andrea Zuanetti: Quando un cliente seleziona i suoi fornitori, tende a dare punti bonus a chi ha iniziato un percorso di questo tipo. Questo è un risultato molto significativo.

Stefano Brigli Bongi: Assolutamente. Il rating dei fornitori è fortemente influenzato da questo aspetto. È un argomento che vediamo anche nel mondo degli eventi, comincia a permeare ovunque ed è abbastanza evidente l'impatto. 

Eventi e sostenibilità: la storia di Burning Man [07:20]

E tornando al tema degli eventi, hai mai sentito parlare del Burning Man? È un grande festival che si svolge nel deserto del Nevada, attrae circa 70.000 persone all'anno e dura alcuni giorni. Il loro motto è "leave no trace". Ma ovviamente, un evento di questa portata ha un grande impatto ambientale. 

Innanzitutto, l'idea è di bruciare dei pupazzi giganti o delle strutture enormi. Questi possono sembrare dei riti un po' strani, quasi religiosi. Sì, sono un po' borderline. In ogni caso, è un festival di musica dove succedono molte cose. Ovviamente, c'è una grande quantità di rifiuti, ma l'aspetto più importante che tutti trascurano è l'impatto ambientale dei trasporti. Questo evento, che dura pochi giorni, ha un impatto notevole, producendo 100.000 tonnellate di CO2. Non so se tu possa fare un paragone per farci comprendere quanto sia grande questa cifra.

Andrea Zuanetti: È difficile fare un paragone con cifre così grandi. Di solito, riconduciamo le emissioni di CO2 ad esempi più piccoli, come le ore di un frullatore acceso in casa. Non riesco a tirare fuori un paragone al volo, ma posso fare i calcoli e dirtelo.

Stefano Brigli Bongi: Io mi ero preparato su questa cosa. Ho trovato online che una persona in Svizzera in media produce 14 tonnellate di CO2 all'anno per viaggi, consumo, eccetera. Quindi qui stiamo parlando di 14 tonnellate all'anno per una persona e 100.000 in due o tre giorni per l'evento. È un impatto notevole. Un evento di questa magnitudine potrebbe mai essere neutral?

L’evento perfetto dal punto di vista ambientale è l'evento che non hai fatto [10:07]

Andrea Zuanetti: Da un punto di vista ambientale, l'evento perfetto è l'evento che non si fa, così come la vita perfetta è la vita che non si vive. A meno di far parte di quei culti che ritengono il non vivere come l'ideale, bisogna accettare che l'evento perfetto non esiste. 

Detto ciò, non dobbiamo usare questo come un alibi per non fare nulla. Tecnicamente, un evento può raggiungere la carbon neutrality calcolando le proprie emissioni e compensandole, ma questo è solo l'inizio. Tutte le nostre attività, compresi i nostri eventi, devono essere ripensati in un'ottica più sostenibile.

Il Burning Man, ad esempio, ha una soglia di partenza piuttosto alta. Come hai detto, non è tanto il fuoco che inquina, quanto i jet privati.

Stefano Brigli Bongi: Esatto, pensi che l'inquinamento più grande siano le fiamme, e invece poi sono i jet privati.

Andrea Zuanetti: Sì, il trasporto, in particolare i jet privati, hanno un impatto notevole. Francamente, l'uso di jet privati è una di quelle cose che andrebbe ridotto a zero per un evento del genere. Il Burning Man dovrebbe ripensarsi, partendo da una base molto difficile perché costruire una città dal nulla richiede una quantità di energia enorme, e questo è uno dei fattori più impattanti. Quindi, sarebbe necessario un ripensamento molto radicale della sua essenza. Il motto "leave no trace" è giusto, ma si focalizza solo sulle tracce visibili che non lascia.

Stefano Brigli Bongi: Parliamo dei rifiuti.

Andrea Zuanetti: Sì, anche il fatto di accendere i fuochi lascia cicatrici sul terreno. Questo è una parte del problema.

Stefano Brigli Bongi: Quindi, in un certo senso, è come se fosse un tipo di greenwashing. Forse anche lo slogan stesso.

Andrea Zuanetti: Sicuramente, è un po' forte. La nuova direttiva europea sui claim, che è appena uscita e che dovrà essere recepita dagli Stati, non lo considererebbe compliant. Non basta solo non vedere l'impatto fisicamente.

Stefano Brigli Bongi: Quindi, non vedremmo l'Uomo Infuocato a Rimini. 

Andrea Zuanetti: Speriamo di no, soprattutto speriamo di non vedere i jet privati all'aeroporto di Rimini.

L’impatto zero non esiste [13:10]

Stefano Brigli Bongi: Prima della registrazione, io ho erroneamente usato il termine "impatto zero" e tu mi hai corretto. Potresti spiegare perché "impatto zero" non è un termine corretto da usare?

Andrea Zuanetti: Volentieri. Questo si ricollega a quello che dicevo prima. L'impatto è un aspetto molto strutturato. A volte abbiamo dei clienti che dicono "ho fatto il servizio con voi, ho calcolato le emissioni, le ho ridotte il più che potevo, le ho compensate e ho comunicato. Quindi sono a impatto zero". Ma non è così, perché l'impatto non riguarda solo il cambiamento climatico. Certo, il cambiamento climatico è importantissimo, ma ci sono anche altre questioni, come l'uso dell'acqua, gli impatti al di fuori dell'aspetto ambientale. E ci sono delle cose che proprio da un punto di vista fisico non si possono annullare. Quindi l'espressione "impatto zero" è da bandire. Se si agisce solo su un tema, come la carbon neutrality, non si raggiunge l'impatto zero. In realtà, non è mai successo che qualcuno sia riuscito a fare qualcosa con impatto zero, ci sono dei limiti fisici che lo impediscono.

Come si compensano le emissioni di un evento? [14:27]

Stefano Brigli Bongi: Qui il concetto include anche la questione dell'offsetting. Potresti spiegarlo brevemente per chi ci ascolta e non lo conosce?

Andrea Zuanetti: Volentieri. L'attività di compensazione, o offsetting, viene fatta finanziando dei progetti che catturano o evitano l'emissione di CO2 in atmosfera. Questi possono essere di varia tipologia, come il ripristino di foreste bruciate, l'espansione di foreste esistenti, progetti di energia rinnovabile o progetti tecnologici. 

Gli enti terzi certificano che un progetto ha garantito un certo numero di tonnellate in meno di CO2 in atmosfera. Questo diventa quello che si chiama "credito di carbonio", in cui ogni credito rappresenta una tonnellata di CO2. 

Questi crediti possono essere venduti alle aziende e poi ritirati per compensare le emissioni di un evento. Ad esempio, se un evento ha generato due tonnellate di CO2, si ritirano due crediti di carbonio per compensare quelle emissioni. È importante ricordare che la compensazione deve essere solo una parte del percorso.

Stefano Brigli Bongi: Quindi non si tratta di raggiungere l'impatto zero. Non posso dire "Ho compensato tutto, quindi vado bene". In realtà, sto ancora inquinando, ho solo piantato qualche albero.

Andrea Zuanetti: Esatto. Fino a poco tempo fa, l'approccio era "preferisco comportarmi correttamente". Ora, per fortuna, ci sono anche delle sanzioni, quindi c'è un incentivo economico a fare le cose nel modo giusto.

Stefano Brigli Bongi: Quindi, l'obiettivo di raggiungere un "impatto zero" è praticamente irraggiungibile.

Andrea Zuanetti: Sì, un "impatto zero" completo è praticamente irraggiungibile. Ma puoi iniziare ad agire su alcuni temi, un passo alla volta, e fare del tuo meglio

Le best practice per eventi sostenibili [16:05]

Stefano Brigli Bongi: E quali sono le migliori pratiche per organizzare eventi che siano il più sostenibili possibile? L'altro giorno, ho visto un tuo post sul concerto dei Coldplay, un altro mega evento, e avevi fatto un'analisi. Mi è sembrato un argomento interessante. Quindi, quali best practice hai osservato in un evento del genere? O quali potrebbero essere in generale?

Andrea Zuanetti: La mia esperienza è molto focalizzata sul tema del carbonio, quindi i miei consigli saranno prevalentemente su questo aspetto. Come dicevo prima, l'impatto di un evento dipende fondamentalmente dall'energia utilizzata e dallo spostamento dei partecipanti. 

Quindi, è importante utilizzare location che siano già sensibili al tema della sostenibilità ambientale, ben isolate termicamente, facilmente raggiungibili con i mezzi pubblici e alimentate a energia rinnovabile. Ad esempio, l'uso di biciclette o pedane per generare energia può sembrare una buona idea, ma in realtà ha un bilancio energetico negativo.

Stefano Brigli Bongi: Non proprio il massimo.

Andrea Zuanetti: Esattamente. Meglio connettersi alla rete elettrica. Utilizziamo campi fotovoltaici e ci alimentiamo da fonti rinnovabili che sono lì per restare. Quindi, partiamo dalle considerazioni sulle location e sui mezzi di trasporto. 

I nostri clienti sono sempre sorpresi di scoprire che ci sono azioni estremamente semplici, come spiegare bene come raggiungere il posto con i mezzi pubblici. Se riusciamo a fare in modo che una percentuale maggiore di persone prenda la metro invece di guidare il proprio SUV, riduciamo notevolmente l'impatto con uno sforzo organizzativo minimo.

Poi, naturalmente, in seguito si possono prendere in considerazione altri aspetti, come la scelta del catering. Ad esempio, offrire un'opzione vegetariana può avere un grande impatto, dato che l'alimentazione è uno degli aspetti più significativi del nostro impatto ambientale. L'importante è non spaventarsi e prendere consapevolezza che non si può essere perfetti fin dall'inizio. L’attività di riduzione può passare attraverso azioni molto semplici. Poi, ovviamente, ci sono anche azioni più complicate da intraprendere.

Stefano Brigli Bongi: Che si dovranno fare gradualmente.

Andrea Zuanetti: Certo, ma l'importante è iniziare un percorso e valorizzarlo a livello comunicativo.

Stefano Brigli Bongi: Sto notando che sempre più persone che organizzano eventi, sia grandi concerti che eventi aziendali o privati, stanno diventando sempre più attenti all'impatto ambientale. Mi sembra che ci sia una tendenza a ridurre la spettacolarizzazione e l'apparenza, e a eliminare il concetto di show off a favore della consapevolezza. È un trend che noti anche nelle aziende con cui lavori?

Andrea Zuanetti: Sì, assolutamente. Questo lavoro che facciamo con le aziende si nota ancora di più nel mondo degli eventi. C'è un tema di percezione che non sempre corrisponde alla realtà. Ad esempio, la stampa è percepita come molto impattante e la carta riciclata come la soluzione a tutti i problemi. Ma purtroppo non è così. 

Paradossalmente, anche se è sempre meglio optare per soluzioni senza carta, la stampa non ha un impatto così grande. Questo aspetto, anche se piccolo, ha un impatto visivo molto grande. Dobbiamo bilanciare l'esigenza di fare le cose bene, non limitandoci a questo, ma considerando anche la scelta della location, il catering, l'energia, eccetera. 

Da un'altra parte, per avere un ritorno di business efficace e fare una comunicazione efficace, dobbiamo prestare attenzione anche a questi aspetti. C'è una sensibilità intrinseca dovuta a una percezione di grande impatto, anche se l'impatto non è così devastante. 

D'altro lato, c'è il messaggio che passiamo a chi partecipa all'evento: un messaggio di attenzione. Anche se, ad esempio, in un grande evento ci sono solo due speaker e ciascuno ha due bottigliette di plastica, non è la cosa più impattante. 

Stefano Brigli Bongi: Esatto, è questione di reputazione. Infatti, immagino che l'ultimo pezzo di questo servizio sia focalizzato sulla comunicazione, perché deve essere fatta in maniera intelligente. Altrimenti, si rischia di perdere il senso di tutto. 

Andrea Zuanetti: Ad esempio, nella gestione sostenibile di un evento la supply chain è fondamentale. Se hai un processo di fornitura basato su principi di sostenibilità, ma poi durante l'evento usi una bottiglietta di plastica al posto di un bicchiere di carta, la gente penserà che chi ha organizzato l'evento non si preoccupa dell'ambiente. 

E invece, tutto il resto potrebbe essere stato fatto con grande attenzione alla sostenibilità. Quindi, sì, la comunicazione è evidentemente una parte fondamentale. 

Domanda da un milione di dollari [23:00]

Stefano Brigli Bongi: Ti ringrazio per tutte queste osservazioni e questi spunti interessanti. Penso che abbiamo educato molte persone su questo tema, perché alcune cose non le sapevo nemmeno io, e sono sicuro che molti dei nostri ascoltatori non le sapevano prima d'ora. Per concludere, vorrei farti una domanda che faccio in generale a tutti gli ospiti di questo programma: se dovessi invitare tre persone, passate, presenti, fittizie o immaginarie ad un evento, chi sarebbero e perché?

Andrea Zuanetti: Il primo, devo dire la verità, è più per curiosità mia di confronto ed è Elon Musk. È un personaggio super divisivo, anche dal punto di vista ambientale. Si spazia da Tesla a SpaceX; sono ingegnere aerospaziale quindi, per quanto sia molto impattante lo spazio, c'è comunque un po' di fascino. E poi abbiamo una visione diversa completamente diversa di come si fa una startup e, ad oggi, gli sta andando un po' meglio a lui. Quindi mi piacerebbe sentire i suoi pensieri.

Stefano Brigli Bongi: Ogni tanto non condivido quello che fa, però il suo curriculum ha qualcosa di sorprendente.

Andrea Zuanetti: È vero, però sono molto convinto del mio percorso, nonostante i risultati.

Stefano Brigli Bongi: Bisogna essere convinti, questo è importante.

Andrea Zuanetti: E questo è uno. L'altro personaggio storico, forse un po' banale, è Leonardo da Vinci. È stato uno dei primi a interessarsi veramente all'ambiente con le conoscenze di allora. Un genio dell'inventiva che ha veramente cercato di portare la natura nelle sue invenzioni e quindi mi piacerebbe un sacco confrontarmi con lui. E poi l'ultimo, non faccio nomi, però uno o più amministratori delegati dei grandi emettitori, grandi inquinatori, Big oil eccetera. 

Perché c'è sempre questa difficoltà da un lato a riconoscere che queste aziende esistono e non sono solo il male intrinseco perché fanno un prodotto che noi tutti utilizziamo. Io la macchina la uso pochissimo, ma ogni tanto la uso e qualcuno che la benzina me la deve fare. Da un lato questo, dall'altro chiaramente sono i più grandi contributori al cambiamento climatico e quindi c'è chi dice che sono il male incarnato e dall'altra chi dice che devono essere gli attori principali del cambiamento. Quindi vorrei sentire un po' le loro opinioni.

Stefano Brigli Bongi: Ah, quindi vorresti portare qualcuno per fare un po' di dibattito. Pensavo avresti detto qualche politico cinese per spiegargli che l'impatto zero non è un'opzione.

Andrea Zuanetti: Ho una posizione sulla Cina che è meglio non condividere.

Stefano Brigli Bongi: Meglio, meglio non mettere la politica in mezzo. Ti ringrazio Andrea per tutto quello che ci hai detto finora, per tutte le spiegazioni che ci hai dato e per questa chiusura interessante. Se vuoi condividere qualche contatto o se qualcuno ti vuole contattare, sentiti libero.

Andrea Zuanetti: Personalmente, sono abbastanza attivo su LinkedIn. Mi potete trovare come Andrea Zanetti. Il nome del sito è un po' complesso quindi consiglio di googlare. 

Stefano Brigli Bongi: Giusto Up2You, da dove arriva il nome dell'azienda?

Andrea Zuanetti: Up2You a me piace tantissimo perché dà proprio l'idea del fatto che dipende da noi e che la sostenibilità è una libera scelta. Il nostro punto di vista non deve essere qualcosa di imposto, che non vuol dire che non servano leggi, ma va ripensato come l'opportunità di ridisegnare la propria esistenza in una maniera nuova, più armonica. 

E a me questo concetto di scelta libera e di volontaria adesione piace tantissimo e credo che sia la chiave giusta per andare in questa direzione. Sono molto entusiasta.

Stefano Brigli Bongi: It’s Up2You, è un po' quello che dice. Ti ringrazio Andrea e grazie a tutti per averci ascoltati. Ci vediamo al prossimo episodio di EvenTalks. 

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